129. A questo punto sorge la domanda in merito a quali misure dovrebbero essere prese per il caso specifico che riguarda mia moglie. Nelle pagine precedenti ho ricostruito, in riferimento al solo percorso assistenziale e non clinico, l’aspetto organizzativo e la gestione del malato inerente al ricovero di Chiara al policlinico Gemelli, evidenziando le negligenze, da parte del personale medico e da quasi tutto il personale infermieristico, protratte per l’intera durata della degenza. Questo ha comportato la mancata attivazione delle procedure previste dalla legge 38/2010 per i malati terminali e i familiari, che nella pratica si è tradotto in un totale abbandono di Chiara per tutta la degenza, in attesa della sua morte. Inoltre non è stata riconosciuta nessuna pietas ai familiari che volevano vegliare il cadavere, pur essendo il Gemelli una struttura sanitaria cattolica. 

 

130. Adesso però per il caso specifico di Chiara, non intendo entrare nell’ambito giuridico, perché esula delle mie competenze. Auspico comunque che queste persone vengano allontanate definitivamente dai posti di lavoro e dalla professione. A tale proposito mi trovo molto d’accordo con quanto ha dichiarato Daniela Minerva intervistata dal trimestrale della Fnomceo, La Professione. A una specifica domanda su chi e in che modo si dovrebbe intervenire nei casi di malpractice, ha risposto: “Ho accolto la posizione che ripete sempre Ignazio Marino: la valutazione degli errori clinici non deve essere pubblica, perché i medici fanno fatica ad accusarsi l’un l’altro. Capisco le ragioni, capisco anche che non si voglia arrivare a delle forme esagerate di pubblicizzazione, perché poi l’opinione pubblica fa sempre fatica ad essere moderata. Ma voglio che la valutazione degli errori clinici venga fatta, anche in camera chiusa, magari anche con una rappresentanza degli Ordini dei medici, che possono portare un punto di vista tecnico ma esterno alla struttura”168. E ciò vale anche per gli infermieri e per tutti gli errori inerenti all’organizzazione dell’assistenza, come è avvenuto con Chiara. 

 

131. Nonostante quanto premesso però, in conclusione, da persona molto coinvolta in questa vicenda, non posso non pormi alcune domande. Innanzitutto se questa negligenza nei confronti di Chiara non coincida con una vera e propria scelta da parte dei sanitari. Se poi abbia anche anticipato l’evento morte, ovvero facendo perdere a Chiara la possibilità di conservare per tutto il ricovero una migliore qualità di vita, nonché la possibilità di vivere più a lungo.

Mi chiedo ancora se per questo comportamento assunto dai sanitari del Gemelli non siano configurabili ipotesi di lesioni e se non sia il caso di prevedere una specifica sanzione penale per casi di questo genere.

 

Roma, 31 ottobre 2014, LIII compleanno di Chiara

Note: 

168.  Antoniotti E., Intervista a Daniela Minerva, cit.