51. Se la gran parte dei medici sente la necessità di dialogare con i malati e lo fa, come vedremo nelle pagine successive, nel tempo libero organizzando iniziative specifiche, uno sparuto gruppo di nostalgici continua a rimpiangere i tempi della medicina paternalistica. I tempi in cui l’allora cittadino malato era un paziente che doveva fidarsi del medico, senza parlare. Come hanno “consigliato” a Chiara alcuni sanitari durante i giorni del ricovero. I tempi in cui a decidere era esclusivamente il medico e non aveva nessun obbligo di spiegare il suo operato. Oggi però dietro questa maschera paternalistica si nasconde il più delle volte un medico ignorante, poco preparato, che non si aggiorna. Ma può essere anche il caso di trovare un medico nostalgico ma preparato, che dice di non aver tempo. Ha fretta. E non può dedicarsi più di tanto al malato. Per questi motivi, o perché nostalgici o poco preparati, alcuni sanitari fanno orecchie da mercanti a tutto quello che muta intorno a loro. E quando incontrano malati come Chiara li contrastano con tutti i mezzi loro disponibili. Perché “parla troppo”, “si permette di fare questo o quello”, “sta nell’ospedale come se stesse a casa sua” e via discorrendo. 

 

52. Per questi personaggi l’assistenza è ferma a molti decenni fa. Un comportamento simile veniva stigmatizzato già trent’anni or sono, nel 1984, dalle sociologhe francesi Claudine Herzlich e Janine Pierret, che nel loro saggio Malades d’hier, malades d’aujord’hui riportano un caso accaduto circa venticinque anni prima, nel 1960. “Negli ultimi dieci anni – scrivono le sociologhe – si è espressa con particolare virulenza, la denuncia del ‘potere medico’. Ma già nel 1960, una ricercatrice di 32 anni, esprimeva la sua indignazione più o meno negli stessi termini: ‘In ospedale, mi hanno fatto fare la conta dei globuli. Ho chiesto il risultato, e mi hanno risposto: ‘Non lo abbiamo’. Io ho detto: ‘Bene, ho bisogno di saperlo, perché potrebbe essere un elemento di riferimento per la prossima visita’. Quel medico ha considerato la mia replica un vero scandalo! E questo perché io esigevo, stabilivo dunque un rapporto di parità nei suoi confronti. Per lui, questo era il colmo! Un malato, che in ospedale, tiene testa a un medico!”52

 

53. Non sembra vero ma, come abbiamo visto, queste persone dopo oltre mezzo secolo continuano a circolare ancora nelle corsie degli ospedali. In un contesto profondamente mutato che presenta comunque anche delle criticità, come ha rilevato Aldo Pagni, presidente emerito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), dove “è tramontato il modello autoritario e paternalistico del medico per il bene del paziente, ma è rimasto in essere per il professionista il principio di beneficialità nei suoi confronti, ai cittadini si riconosce il diritto di curarsi, di non curarsi, o di scegliere le cure che preferiscono (principio di autodeterminazione), in forza del quale il medico non ha più la potestà di intervenire sul corpo delle persone, ma una liceità condizionata dal loro consenso, e insieme si impegna il medico a rispettare (con decisioni sempre probabilistiche), il principio di equità e giustizia evitando di sottrarre risorse agli altri cittadini con scelte inappropriate”53

Note: 

52. Herzlich C. e Pierret J., Malati di ieri, malati di oggi, trad. it. Luciano Poggi, Lucarini, Roma, 1986 (ed. orig. Malades d’hier, malades d’aujord’hui, Payot, Paris, 1984) p.227.
53. Pagni A., Il nuovo codice deontologico tra etiche e leggi, in La Professione, anno VIII, 2006, n.1, p.38.