111. La cosa gravissima comunque è che la maggior parte del personale sanitario dimostrava di non conoscere le più elementari regole dell’umanizzazione delle cure. Chiara è stata trattata con superficialità e menefreghismo e cosa, ancora più grave, le è stata erogata un’assistenza inappropriata, senza discutere il piano terapeutico. 

Sono state tante le occasioni che per i medici e gli infermieri potevano essere prese come un pretesto per riconoscerle quella considerazione che Chiara ha reclamato fino alla fine.

Una per tutte, la questione del dolore. La posizione assunta da Chiara nel letto durante le infusioni pomeridiane le ha procurato probabilmente dolore alla schiena. Doveva stare distesa a pancia in su e con il braccio fermo per diverse ore perché la valvola che regolava il flusso era difettosa e se muoveva il braccio il flusso cambiava velocità fino a bloccarsi. 

Probabilmente il dolore che accusava non era dovuto al tumore perché interessava la parte sinistra dei muscoli lombari. Ma non posso dirlo con certezza in quanto non sono un medico e pertanto non sono in grado di rilevare il dolore. 

Posso solo testimoniare che nessun medico si è degnato di rilevare il dolore che Chiara accusava. Se non è abbandono del malato questo, ditemi cos’è?