97. Probabilmente per questi motivi gran parte di quei medici e infermieri non hanno dimostrato verso Chiara né una predisposizione all’ascolto, né solidarietà. Come per esempio ha spiegato papa Francesco in maniera semplice. Nell’omelia della messa di inizio pontificato, il 19 marzo 2013, papa Francesco, parlando di tematiche generale, ha evidenziato che “il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza”136

Ha detto “tenerezza”, proprio quella tenerezza che, come ha rilevato il cardinale Gianfranco Ravasi, è una “virtù in declino nei nostri giorni” e “che ha un suo corteo di ‘ancelle’ come la dolcezza, la delicatezza, l’affettuosità, la mitezza e che si colloca all’ombra dell’amore”137

In definitiva il malato chiede questo al personale sanitario: tenerezza, dolcezza, delicatezza, affetto, mitezza e amore. “Solo se c’è amore da parte del personale sanitario – ha dichiarato Aldo Bova, presidente del Forum socio sanitario - c’è un reale accompagnamento del paziente nella terapia”138

In pratica, parafrasando un famoso concetto di papa Francesco, il medico, l’infermiere e tutto il personale sanitario devono sentire “l’odore del malato”. Altrimenti è meglio che cambino mestiere. In Italia la legge prevede un profilo di medici e infermieri e non di tecnici algidi della medicina e delle scienze infermieristiche.

 

98. Ancora più chiaro è padre Pierluigi Marchesi: “Per meglio comprendere la portata della Umanizzazione basta scendere al livello giusto, quello del paziente in stato di bisogno. Una frattura ben ricomposta da un ortopedico restituisce la salute fisica al malato. Si dice, in termini tecnici, che vi è stata una restitutio ad integrum, una guarigione dello stato morboso specifico. Se lo stesso malato è una persona sofferente dal punto di vista psicologico perché afflitta da solitudine, la restitutio ad integrum ne guarisce l’osso ma non ne lenisce l’intima e nascosta sofferenza. Se l’ortopedico di turno si degna di chinarsi anche su questo aspetto della salute – del ben-essere psicologico oltre che biologico – offre, utilizzando la propria umana sensibilità, una risposta affettiva e terapeutica di grande utilità; una risposta che può confluire in una azione sociale, quale ad esempio di suggerire al soggetto isolato alcuni rimedi pratici per vincere l’abbandono e le conseguenze negative di una vita separata dal mondo. Se infine lo stesso ortopedico, intuita la profonda religiosità della persona, ne rispetta valore, direzione e comportamento fatto di ritmi di preghiera o di desiderio di partecipazione alla liturgia celebrata presenti nel luogo di ricovero, ecco che noi ci troviamo di fronte ad un medico veramente umanizzato e perciò umanizzante. In altre parole ci troviamo di fronte ad un medico bravo e completo in quanto ha ospitato la persona intera e non solo il suo femore: ha dato ospitalità anche al bisogno umano di comprensione e al sentimento religioso del suo paziente”139.

Note: 

136. Francesco, Vi chiedo di pregare per me, Libreria Editrice Vaticana, 2013, p.34.
137. Ravasi G., Ritrovare la tenerezza, in Il Sole 24 ore, supplemento Domenica, n.354, 23-12-2012, pag.27.
138. Bova A., intervento alla conferenza stampa di presentazione del convegno “Il dolore e la sofferenza umana alla luce della ragione e della fede cristiana”, promosso dall’Associazione medici cattolici italiani, Roma, 12 maggio 2014.
139. P.Marchesi, Umanizzazione. Storia e utopia, cit., pp.461-462.