36. Questa possibilità che viene riconosciuta al parente di stare vicino al defunto da quando spira fino alla chiusura della bara, oltre a essere una forma di pietas – il cui divieto è solo un atto ignobile e ingiustificabile – in Italia è stabilito dalla legge in quanto, di fatto, il cadavere è di proprietà del soggetto quando è in vita, nel senso che può decidere la destinazione, e dei familiari dopo il suo decesso. 

Si tratta naturalmente di un presunto diritto di proprietà inteso esclusivamente “quale diritto di determinare la destinazione del proprio cadavere, slegato comunque da qualsiasi valenza di carattere patrimoniale e oggetto invece di un diritto privato non patrimoniale, desumibile dalla consuetudine e contenente la facoltà di determinare il modo e la forma della sua normale destinazione. Peraltro in mancanza di una manifestazione di volontà da parte del defunto, il diritto di determinare la destinazione del cadavere “spetta, in base a una remota consuetudine ispirata a sentimenti di pietas familiare, agli stretti congiunti del defunto stesso”38 e precisamente al “coniuge o, in difetto, al parente più prossimo”39

 

37. A livello giuridico si discute anche dell’ipotesi di far diventare proprietario del cadavere lo Stato per facilitare il prelevamento, specialmente quando i decessi avvengono nei policlinici universitari, di frammenti o interi organi per scopo di ricerca, dopo comunque le 24 ore di osservazione. Ma oggi tutto questo non è permesso. È necessaria l’autorizzazione dei parenti del defunto. Oppure, se sarà approvata una specifica legge nei prossimi mesi, sarà necessaria una espressa dichiarazione di volontà sottoscritta dal cittadino in vita. Come prevede un testo, attualmente in discussione in Parlamento, sulla donazione del proprio corpo post mortem ai fini di studio, ricerca scientifica e formazione delle facoltà di medicina e chirurgia.

Perché allora è stato vietato al personale delle onoranze funebri di vestire mia moglie? Perché mi è stato vietato di assistere alla sua vestizione?

Note: 

38. De Rosa G., Dai principi alle regole: appunti di biodiritto, G. Giappichelli Editore, 2013, pp.145-146.
39. La legge 30 marzo 2001 n.130, art.3, c.1, lett. b, n.3 per la cremazione, in mancanza di disposizioni testamentaria, riconosce “la volontà del coniuge o, in difetto, del parente più prossimo” in merito alla destinazione del cadavere.