81. Che cosa significa allora prendersi cura? “Le persone che soffrono – spiega Fuchs – sono menomate in qualcuna delle normali facoltà, sentono il bisogno di qualcuno con cui parlare e con cui condividere le loro pene. Non meno che di una terapia, hanno bisogno di essere comprese, rassicurate, incoraggiate”98

“Insieme ad altri, i medici – evidenzia ulteriormente Fuchs – hanno tradizionalmente svolto anche questa funzione, e sarebbe un grave errore pensare che ormai non abbia importanza”99

Fuchs a sostegno della propria tesi cita anche uno studioso inglese, Wals Mc Dermott, che nel saggio a più mani Human Ecology and Public Health (1969) ha scritto: “Senza dubbio, buona parte di quella che la gente comune considera una sanità davvero utile e necessaria non consiste negli interventi cosiddetti ‘incisivi’, ma in un insieme di pratiche risalenti ai tempi in cui i medici potevano fare ben poco sul piano strettamente concreto”100

 

82. “La malattia – ha ricordato anche il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, l’8 novembre 2013 in un convegno al Policlinico Gemelli – quando si manifesta in modo rilevante, mette a nudo la fragilità della persona, frantuma le abituali sicurezze, fa emergere le sue debolezze, la pone in uno stato di dipendenza, modifica gli ordinari equilibri dell’esistenza andando a incidere anche sulla vita familiare e professionale. Al malato cadono tutte le maschere. Si presenta spogliato di tutto, lacerato nell’animo più che nel corpo, perché la malattia scuote in profondità la vita personale e fa esplodere le domande di senso, costringe a ridefinire il valore e il fine dell’esistenza. Dall’altra parte il medico ha certamente un potere enorme che gli deriva dall’essere la fonte prima e più immediata della speranza di guarigione. Il superamento della malattia e la stessa vita dipendono dalla sua maestria. Il paziente, spesso spaventato e smarrito, si affida totalmente e consegna se stesso, in modo incondizionato, nelle mani del medico”101

In particolare per i pazienti oncologici, “il cancro, come ogni altra patologia grave, coinvolge contemporaneamente il corpo, la sfera emozionale e il sistema relazionale di un individuo, determinando una vera e propria frattura nella sua storia personale. La conoscenza dei fattori bio-psico-sociali della persona malata è essenziale agli operatori sanitari che intervengono nel processo di cura per promuovere un intervento che faciliti l’adattamento del paziente alla nuova situazione di vita”102

Note: 

98. Ibidem.
99. Ibidem.
101. Mons. Giuliodori C., Il rapporto medico-paziente in un Policlinico Universitario di ispirazione cattolica, intervento al convegno “Gli Ospedali Universitari e il processo di cambiamento del Servizio Sanitario Nazionale”, Policlinico Gemelli, Roma, 8 novembre 2013.
102. Caruso A. e Annunziata M.A., La formazione psicologica degli operatori sanitari, in Manuale per la comunicazione in oncologia, cit., p.96.