114. Se il buongiorno si vede dal mattino, domenica 5 agosto 2012, l’ultimo giorno di vita di Chiara, è stato terribile. 

Dopo le 8 entrano nella stanza due infermiere e obbligano Chiara a indossare un camice bianco dell’ospedale allacciato sul retro invece della sua camicia da notte pulita. Chiedo perché e mi dicono che poi mi avrebbero risposto. Ma non l’hanno fatto e ancora sto aspettando la risposta. 

Alzano poi le sponde del letto, somministrano per via endovenosa un antidolorifico e le applicano contemporaneamente un cerotto alla morfina. Le mettono un pannolone. Chiara dice che vuole la sacca con il catetere. Ma le due infermiere con tono marziale dicono che non è possibile: pannolone, solo pannolone. 

Ovviamente il pannolone era molto più economico. Possibile che il Gemelli – mi chiedo oggi - per risparmiare, obbligasse il personale a limitare l’uso dei dispositivi medici più costosi anche a malati paganti e gravi come Chiara?

 

115. Proviamo a protestare, ma non abbiamo più la forza di reggere una infinità di contraddittori con tutti e per qualsiasi cosa, anche di poco conto. Sono stato così costretto ad accompagnare Chiara in bagno quando aveva necessità, fino a tarda notte.

Chiara che, nella prima mattinata, aveva dato segni di vita, sorridendo e facendo qualche battuta spiritosa, dopo l’antidolorifico e il cerotto alla morfina inizia ad assopirsi. Tanto che verso le 11, durante una visita di nostri amici, Chiara è quasi assente. Il fatto mi preoccupa molto. Cerco di contattare i medici. Nessuna risposta. Chiamo altri amici, tra cui anche medici e scopro una cosa terribile, anche se con molto ritardo. Probabilmente con antidolorifico, cerotto alla morfina e prima con paracetamolo si stava accelerando il processo morboso di Chiara.