31. Penso allora alla struttura sanitaria cattolica, che non pratica le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) perché probabilmente sarebbe uno scandalo. Ma vieta ai familiari di vegliare con la preghiera il cadavere del proprio congiunto perché la morte è un fatto privato e coinvolge solo i pochi parenti del defunto. E poi non c’è tempo di lamentarsi per il divieto. Quando scompare all’improvviso un congiunto, specialmente se si tratta del coniuge, si entra in un vortice che non lascia spazio alle proteste. Si fa tutto come un automa. 

Eppure una struttura sanitaria cattolica dovrebbe prevedere il “pio esercizio della veglia di preghiera” al congiunto morto e predisporre tutto, a livello organizzativo, nello stesso modo in cui ha predisposto tutto per impedire gli aborti. 

Pensate un momento cosa succederebbe se al Gemelli venisse praticato un aborto. Prime pagine dei quotidiani per settimane, trasmissioni televisive, interviste, approfondimenti e via elencando. Sarebbe una di quei casi mediatici che si ricorderebbero per molto tempo. 

Invece il divieto della veglia di preghiera al proprio congiunto morto – a sentirlo fa anche sorridere chi non è direttamente coinvolto – riuscirebbe a conquistare in un giornale forse qualche riga nelle ultime pagine interne e in basso, tra le lettere dei lettori. Praticamente diventa solo un cavillo senza nessuna considerazione.