122. A distanza di oltre due anni dalla morte di Chiara, continuo a restare perplesso quando penso a quelle persone del Gemelli. Persone prive di condotta morale. Prive cioè di quel senso etico che in genere è insito in tutti gli uomini. Mi riferisco a quella solidarietà tra simili che si manifesta proprio nei momenti di necessità, di pericolo. A quella condotta morale, che non è ispirata da leggi e/o precetti religiosi, ma costituisce sin dalla nascita una componente basilare per quell’essere animato che si chiama uomo, “se non addirittura per tutti gli esseri razionali”, come ha ulteriormente precisato Hannah Arendt in Responsabilità e giudizio.

Di questo parlava anche Chiara negli ultimi giorni di vita e per lei era inconcepibile avere a che fare con persone di questo genere. E in quei momenti tragici non sapeva se deriderli o piangere “per essere stata così sfortunata – mi diceva – di essere stata affidata in questo ricovero a persone simili”.