103. Secondo la normativa vigente e precisamente “dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, il dolore e la sofferenza devono essere considerati, riconosciuti, trattati, per limitare l’impatto sulla qualità della vita e per restituire dignità alla persona”147. In pratica quando un cittadino viene dichiarato malato terminale, immediatamente deve essere “avvolto” dal mantello protettivo delle cure palliative. Pallium infatti significa mantello, cioè qualcosa che avvolge e protegge. Proprio come recita l’articolo 1, comma 3, della legge, che obbliga la struttura sanitaria ad avviare “un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei seguenti principi fondamentali:

  • tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;
  • tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine;
  • adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia”.

La Regione Lazio ha adottato la legge 38/2010 con il decreto del Commissario ad acta n. 84 del 30 settembre 2010 che ha dato l’avvio alla rete regionale delle cure palliative. Questo decreto, tra l’altro, prevede per il cittadino già ricoverato in una struttura ospedaliera per acuti una consulenza delle cure palliative direttamente nel reparto, anche per rendere meno traumatico, sia al paziente che alla sua famiglia, il passaggio della presa in carico dall’équipe ospedaliera a quella delle cure palliative.

È inutile dirvi che medici e tutto personale del reparto del Gemelli dove si trovava ricoverata Chiara a tale proposito sono stati totalmente inadempienti e negligenti su tutto quello che avete letto. Lasciando Chiara in totale abbandono fino alla morte.

Note: 

147. Ministero della Salute, Direzione Generale della Programmazione Sanitaria, Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge n.38 del 15 marzo 2010. Anno 2014, Roma, 2014, p.7.