17. Nelle corsie e negli ambulatori questi personaggi operano con disinvoltura ma anche con molta discrezione, specialmente quando sono “in azione”. Conoscono tutte le possibilità per prendere i famosi due piccioni con una fava. Un piccione per loro e uno, naturalmente, per la struttura dove lavorano. Per esempio, visto che i controlli sono rarissimi, sono infinite le possibilità che offrono i cosiddetti Drg, ovvero le tariffe secondo le quali la regione paga i ricoveri alle strutture ospedaliere, non in base ai giorni di degenza come accadeva prima, ma in base alla patologia e alla relativa prestazione21.

Si può, per esempio, aggravare la diagnosi, riportando anche complicanze inesistenti, oppure leggere con certezza, in senso negativo, immagini diagnostiche incerte che richiederebbero invece ulteriori approfondimenti. Oppure, nei casi di malattie gravi, come i tumori, prevedere arbitrariamente tempi di sopravvivenza molto brevi. 

In tutti questi casi, in pratica, si dà “il piccione” all’azienda perché la tariffa del ricovero aumenta con la gravità della patologia e relative complicanze e nello stesso tempo si prende un “piccione” per se stessi perché si costruisce la fama di un professionista che riesce a risolvere in pochissimo tempo un presunto caso “molto complesso”. Ma quando non riescono a risolvere il caso che loro stessi hanno diagnosticato come “molto grave” e poi diventa veramente tale o per fatalità o per ulteriore negligenza, non restano a bocca asciutta; invece del “piccione” si accontentano dell’uovo, perché escono comunque indenni da qualsiasi accusa, visto che il caso era stato preventivamente definito, con la massima libertà, “molto grave”. Si stenta a crederci, ma cose del genere potrebbero accadere. E purtroppo degli impostori giocano con la vita delle persone.

 

18. Questi personaggi sono pochissimi ma riescono a prosperare indisturbati all’interno delle strutture sanitarie. Sono anche di cattivo esempio per gli altri colleghi che, non avendo sponsor politici personali o amici che contano, pur lavorando con diligenza non hanno quasi mai un riconoscimento di carriera. 

Nel caso di errori, poi, questi personaggi hanno la capacità e l’esperienza per farla franca. Hanno intanto la sicurezza che nessuno metterà mai in discussione il posto di lavoro. E neanche l’appartenenza all’Ordine o all’Albo professionali. 

Il più delle volte sono arroganti e insopportabili sul posto di lavoro soprattutto con i colleghi bravi che lavorano in maniera professionale. 

Gran parte di questi personaggi sono anche causa di enormi sprechi di risorse, proprio per il lavoro approssimativo e negligente che fanno. Il pensiero fisso di questo tipo umano è uno solo: far carriera che nella pratica significa fare soldi.

 

19. Tutto questo in Italia è possibile, come dicevo, per la mancanza di leggi specifiche e, quando ci sono, per mancanza di controlli e verifiche professionali. In molte strutture sanitarie, non a caso infatti rileva il Libro Bianco sulla Corruption in Sanità 2014, promosso dall’Ispe Sanità, vi è una “carenza, se non una totale assenza, di un sistema di controllo che monitorizzi e corregga le eventuali deviazioni dalle procedure standard, siano esse di ordine medico, infermieristico o amministrativo. Tale sistema dovrebbe partire dal vertice dell’Azienda (direzione strategica, comitato di gestione), passare poi per i Dipartimenti e le varie unità operative complesse per finire all'attività dei singoli dirigenti medici e del comparto. Mancanza di controllo, dunque, sia a livello locale che a livello centrale. È evidente che l'assenza di una strategia aziendale si rifletta ‘a cascata’ sull’operato dei singoli individui facenti parte, a vari livelli, dell’Azienda”22.

Note: 

21. I Diagnosis Related Group (Drg) o definiti in Italia Raggruppamenti omogenei di diagnosi (Rod) sono stati adottati dal Servizio sanitario nazionale nel 1995, su modello Usa. Cfr. Mastrilli F., Il governo tecnico dell’ospedale, Edizioni Panorama della Sanità, Roma, p.262.
22. Vitelli C. E., Una panoramica sui casi di spreco volontario in medicina: il caso Lazio, in Libro Bianco sulla Corruption in Sanità, Ispe-Sanità, Settembre 2014, pp.104-105.