118. Gli eventi iniziano a precipitare nel pomeriggio, quando Chiara non utilizza più la nostra lingua privata, ma per parlare con me usa parole semplici in italiano con le quali formula concetti molto elementari. La tosse poi era quasi scomparsa e tossiva ogni tanto debolmente. 

Questo fatto mi preoccupa molto e così, visto che i medici erano scomparsi, nonostante i tentativi fatti di chiamarli al cellulare, decido di inviare un sms all’assistente del medico curante. Scrivo che a Chiara “il cerotto alla morfina le sta dando allucinazioni e amici medici mi dicono che dà ammonemia e la confonde. Pertanto – aggiungo – la prego di rivedere la terapia tenendo presente la dignità della persona”. 

Con parole così, chiunque si sarebbe precipitato nella stanza, anche per tranquillizzare, dare conforto. Niente di tutto questo. A un certo punto arriva una telefonata. È l’assistente del medico curante. Non ricordo cosa dice, ma capisco solo due parole: “tanto ormai”. E scompare definitivamente, come tutti gli altri medici. 

 

119. Chiara l’ho vista sveglia fino a circa mezzanotte di domenica 5 agosto. Parlava molto lentamente, ma parlava. La tosse in serata era completamente scomparsa. Reagiva, correggendomi, a nostri ricordi del passato dei quali io, nella ricostruzione, volutamente sbagliavo qualche particolare. Era molto stanca. Ma in quelle ore si vedeva che lottava con tanta dignità contro quella che lei definiva “debolezza profonda”. 

Continuava a raccontare storie e anche a intonare motivi musicali. Non stava in silenzio. Mai ho visto il suo viso sofferente. Aveva invece sempre il sorriso sulle labbra. Anche quando ha raccontato la storia degli orchi che ci rincorrevano nel labirinto. Fino a tarda sera abbiamo continuato a parlare e lei, anche se molto debole, partecipava attivamente.

Poi intorno a mezzanotte ha chiuso gli occhi. È inutile dirvi che pensavo che si fosse addormentata. Era accaduto anche nelle sere precedenti. Io come al solito mi sono fermato accanto al suo letto, poi sono uscito dalla stanza a prendere un po’ d’aria sul balcone della corsia. Sono rientrato. Ho visto che dormiva, respirando con un ritmo normale. Mi sono disteso sul letto accanto.